VARIAZIONI DEL PAESAGGIO
Dopo la fine della Guerra Fredda, sul confine nord-orientale tra Friuli e Slovenia, molte caserme sono state dismesse. Attorno a una di queste, dove tra il 1992 e il 1995 sono stati accolti alcuni profughi di guerra provenienti dai Balcani, si sviluppa il progetto fotografico di Alessandro Ruzzier, Variazioni del paesaggio. La caserma ancora oggi versa in uno stato di abbandono. Dal suo ultimo utilizzo, nel 1995, tutto un sedimento di tracce antropiche, documenti, spoglie, la ha trasfigurata in una sorta di archivio sepolto: un luogo della memoria che si è costituito attraverso l'oblio e la noncuranza. In quanto sito dell'approdo, del transito, della salvezza, questa caserma è allo stesso tempo l'atto di rimozione dell'emergenza migratoria, che fa pressione sulla civiltà europea, e la sua più fedele rovina. Essa offre le storie dei suoi abitanti momentanei soltanto per frammenti, per elusioni, per indizi: lettere, fotocopie, passaporti, rifiuti, indumenti, effetti personali. Tutta la sua indicalità convive inestricabilmente con la sua antropologia; tutta la sua archeologia con il racconto. Ciascuna compensa l'altra ammettendo la propria insufficienza.
Mettendo alla prova l'idea stessa del mezzo fotografico come sistema documentale, in grado di mappare e svolgere campagne d'indagine, Alessandro Ruzzier ha fotografato questi luoghi ibridando intenzionalmente i generi e i codici: il paesaggio e la foto segnaletica, il reportage e il ritratto. Questa accorta trasversalità gli ha consentito una ricostruzione narrativa fittizia e personale, che nel documento e nell'archiviazione trova invece il suo inevitabile atto compensatorio – esterno, invisibile – che lo induce alla narrazione, all'immaginazione delle identità altrui, al viaggio antropologico in assenza. A partire da alcune testimonianze scritte, ad esempio, Ruzzier insegue la storia di Ilinka, una profuga che ha vissuto in quella caserma, e della quale restituisce un ritratto "altrui", per interposta persona.

Denis Viva

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